sabato 27 ottobre 2007

La Donna che parlava con i morti. Remo Bassini


"La donna che parlava con i morti".
E prima ancora di abbandonare la copertina, ti si incolla addosso una domanda alla quale non avrai risposta per molte pagine.

Ed incominci a leggere la storia di Anna che, in fondo in fondo, rispecchia un pezzo della tua storia. Perché quando si soffre per amore mica conta se si è femmine o maschi.
Ed Anna soffre perché non può condividere e questo la fa temere, la fa ingelosire.
Si riempie di dubbi che tramuta in certezze. E tu la capisci davvero.

Poi all’improvviso la storia di Anna s’intreccia con altre storie, con frange di antichi segreti maledetti, con pastette contemporanee, rimpianti e rimorsi.
Pezzi di vita e vite qualunque che diventano eroiche ed esemplari perché intagliate nei sentimenti.
Sentimenti buoni, cattivi, infidi, accoglienti. Poco importa. Tu li vedi.

All’improvviso ti ci trovi dentro o ti si chiudono attorno come foglie spinose di una pianta carnivora.
Ognuno di questi personaggi assomiglia a qualcosa che stai vivendo: tu o le persone che ti stanno accanto.
Ma il nostro vivere è spesso riservato e vergognoso mentre questi personaggi vivono apertamente persino la loro sconfitta e questo li rende tutti protagonisti che si muovono fra piccole cittadine e campagne acquose.

Remo Bassini, al suo quarto libro, cambia le regole del gioco. Non canta più le storie di provincia: vita e solitudini, delusioni, amore e puttane.

Gli investigatori, stavolta, indagano sulle anime più che sugli eventi e s’avventurano, in bilico, fra quotidianità e mistero.

Ne “La donna che parlava coi morti” edito da Newton Compton, la capacità dell’autore di aprire le stanze una dopo l’altra diventa emozionante ed eccitante perché passa attraverso mondi ed epoche diverse.
Un taglio esoterico fondato, però, sulla nostra viva tradizione. Radici, insomma.

Ed il legame della vita con la morte diventa tangibile proprio nel territorio magico dove si palesa la verità e si frantumano gli egoismi.

martedì 23 ottobre 2007

Babsi, il commiato, il silenzio. Nuove invenzioni

Così.
Posso già immaginare come ciascuno interpreterà, discuterà, si difenderà.
Sono sette mesi che ognuno lo fa. In buona o cattiva fede.
Così tanto tempo da sembrare una storia obsoleta.

Babsi Jones ha scritto il suo ultimo post.
Lucido e radiografico.
Scritto con il sapere del dolore che l’accompagna.

Ancora oggi c’è qualcuno che confonde la libertà di opinione con l’aggressione e la volgarità con la satira.
Ancora. Che tristezza.

Babsi, come tutti i perdenti, mi sta simpatica. Forse perché mi ci riconosco; forse perché sono certa che tutti noi, un giorno o l’altro potremmo scivolare dall’equilibrio razionale e sapiente al tormento demente e luttuoso.

Fragile nelle emozioni e adamantina nella volontà della passione, Babsi in questi anni non ha fatto altro che raccontare la propria vita, la propria storia, le proprie emozioni.

Come facciamo tutti.

Con la differenza che noi, al potere salvifico della scrittura, mica ci crediamo davvero, perché sotto sotto la nostra vita è altrove: nei nostri uffici, nei nostri libri, nei figli e nelle famiglie, nei problemi del precariato, delle malattie o della disoccupazione.

Anche Babsi, a dire il vero, non si è negata alcun male.
Quindi ci assomiglia.

Però non si è negata neanche la libertà di scrivere.
Ancora credo che i blog servano per essere liberi, mica per dimostrare quanto si è bravi.

Ma queste sono sottigliezze romantiche.

La cosa più interessante è l’analisi del mondo letterario, editoriale ed in genere della rete che ci regala Babsi e che sarebbe interessante tornare a leggere quando ci prende la voglia di insegnare a tutti la (nostra) verità.

domenica 21 ottobre 2007

Di leggi inquietanti e tentate censure

E’ incomprensibile come un paese, che fino a quando non è stato mandato affanculo senza remore da un notevole numero di persone incazzate, non si era mai reso conto che in rete si crea di tutto, perfino opinione, d’improvviso decida di regolamentare il mercato editoriale riclassificando tipologie e prodotti.

Eppure è successo e, come spesso accade in questi casi, è stato fatto di nascosto, senza pubblicità.
E in rete non sono poi tanti a saperlo.

In breve, grazie a questi articoli:

Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.chiunque abbia un sito o un blog ha un prodotto editoriale e fa attività editoriale.

Ma la parte più inquietante è l’articolo che istituisce il ROC (Registro degli Operatori della Comunicazione):

Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.

E dulcis in fundo, all’art. 7:

L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

In questo modo, oltre ad essere schedati ed a necessitare di un responsabile e di un editore si è anche soggetti penali.
Chi? I blog?
Viene spontaneo pensare che ci sia l’intento di massacrare ancora un po’ la libertà di opinione.

Ne hanno parlato in parecchi:

La Repubblica
Punto Informatico
Lipperatura
Nessunascusa
Nicolò La Rocca
ZetaVu
Federico Fasca
William Maddler
Beppe Grillo
Xantology

E il tostissimo post di FikaSicula su
Femminismo a Sud che fornisce altri link e notevoli spunti di discussione.

On line anche indirizzi e testi per inondare di mail e di petizioni i responsabili di questo incomprensibile disegno di legge.
In pochi giorni qualcosa si è mosso visto che il governo comincia a
difendersi e il ministro Gentiloni parla di errori.

Chissà se c’è da fidarsi.
Diffido sempre della prevaricazione e della superficialità e questo disegno di legge di riordino dell’editoria sembra contenerle entrambe.

martedì 9 ottobre 2007

Quarant'anni

Pezzi di vita.
Emozioni.
Crederci.
Sgretolato, delusa, cuore.
Sotto la pelle.

Ci credo sempre.